Bambini con difficoltà nell’apprendimento

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04 Marzo 2026

Dott.ssa Nadia Di Lorenzo
Pedagogista clinico
Direttore Centro Multifunzionale “GioEduLab”
Direttore ANPEC Regione Sicilia

Mente, corpo e apprendimenti: gli interventi in aiuto a bambini con DSA

Sempre più spesso nel nostro Centro Multifunzionale in Aiuto alla Persona accogliamo bambini con disturbi dell’apprendimento, genericamente, con difficoltà scolastiche.

Li accogliamo consapevoli che il nostro intervento non può fermarsi al sostegno scolastico, perché il bambino che ha difficoltà a scuola manifesta stati di bisogno più ampi del semplice: brutto voto!!!

L’apprendimento parte dal corpo

Lo abbiamo affrontato in altri articoli di questa rubrica quando abbiamo parlato di motivazione, emozione e autostima nel percorso scolastico; in questa sede ci concentriamo sui giusti approcci quando arriva una diagnosi di disturbo dell’apprendimento.

Partiamo da una considerazione: lo sapevate che l’apprendimento inizia dal corpo? Apprendere è prima di tutto una attività motoria: non pensiamo necessariamente alla corsa, alle flessioni, ai salti… pensiamo al movimento in generale. Sin dai primi attimi della vita tutto l’apprendimento passa dal corpo e dal movimento: il corpo abita lo spazio e trasmette quanto vive al cervello che lo fa divenire pensiero, agito, esperienza.

Anche l’apprendimento scolastico parte dal corpo e dal movimento. Per contare ad esempio occorre aver compreso il ritmo e la progressione nello spazio. Scrivere è una esperienza motoria di grafismo, contenimento, inseguimento oculo manuale. Allo stesso modo di leggere che implica diversi agiti fisici.

Se il bambino non ha acquisito competenze motorie di base, non ha organizzato corpo, percezione corporea, movimento e mente, ecco che si presentano le difficoltà di apprendimento!!

Conoscere il bambino nella sua globalità

Per questo motivo e senza poter essere esaustivi sul tema, quando prendiamo in carico un bambino con difficoltà di apprendimento la nostra proposta non si ferma al supporto sui compiti.

Il primo passo è conoscere il bambino nella sua globalità: non c’è uno studente uguale a un altro, non c’è un disturbo dell’apprendimento uguale a un altro. Pertanto, per proporre un percorso di aiuto il primo passo è conoscere a fondo le potenzialità, abilità e disponibilità ad apprendere del minore, ma anche le sue difficoltà specifiche.

Un percorso di aiuto strutturato

Il percorso di aiuto deve poi comporsi di tanti elementi: sostentare l’evoluzione delle potenzialità compresse, sviluppare gli aspetti motori rimasti fragili, sostenere l’autostima e la motivazione, infine, solo per ultimo, sostenere il metodo di studio e insegnare ad apprendere nel modo in cui lo studente può.

È un percorso complesso che può coinvolgere diverse professionalità ma che certamente lascia una traccia e una efficacia più importante del semplice “doposcuola”.

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