Pedagogia Clinica e Presidi Educativi
23 Marzo 2026
Dott.ssa Nadia Di Lorenzo
Pedagogista clinico
Direttore Centro Multifunzionale “GioEduLab”
Direttore ANPEC Regione Sicilia
Pedagogia Clinica e Presidi Educativi
Estratto dell’intervento tenuto dalla Dott.ssa Nadia Di Lorenzo (Pedagogista Clinico e Direttore Regionale ANPEC Sicilia) in occasione del convegno “Le sfide educative oggi nel territorio catanese: Persona, Rete, Presidi“, svoltosi il 20 marzo 2026 presso la Pinacoteca del Museo Diocesano di Catania.
Il Contributo della Pedagogia Clinica. I Presidi e lo sportello di ascolto
Grazie a Marco Pappalardo, a tutti i relatori e a tutti gli ospiti presenti. Eccellenza, Signor Sindaco, è un’emozione aver organizzato questo convegno come occasione di confronto e di incontro attorno al tema delle Sfide educative e della migliore cura della persona del minore. Quando abbiamo progettato e scritto i progetti di intervento in favore dei minori di cui stiamo oggi scambiando gli esiti e le buone prassi, insieme con Lorenzo abbiamo immaginato un sistema capillare di Presidi, tre su Catania, come luogo della presa in carico integrale dei minori.
L’idea progettuale partiva da un bisogno: accogliere la Persona nella sua globalità e unicità e pensare per ogni singolo minore un intervento personalizzato a partire dalla sua storia personale, unica e irripetibile, e dal suo bagaglio di potenzialità e abilità.
Per tale ragione è nata l’idea del PRESIDIO EDUCATIVO, un luogo specifico dove un’equipe specializzata, nella collaborazione costante con la Scuola e la Famiglia, potesse incontrare il minore e provare a costruire un percorso di aiuto a partire dalle sue specificità. Il Presidio diventa così il luogo del dentro e fuori la scuola, il punto di riferimento ove convogliare le migliori risorse che il territorio offre per sostenere il minore nei suoi stati di bisogno e di difficoltà.
La Pedagogia Clinica e la centralità della persona
Proprio per dare ragione di questa centralità della Persona, il Presidio all’Oratorio Salesiano San Filippo Neri è stato costruito attorno alla scienza distintiva della Pedagogia clinica, grazie alla quale abbiamo consolidato e dato struttura agli interventi educativi ma anche alla formazione degli educatori e degli insegnanti.
La Pedagogia Clinica, forse poco conosciuta a Catania, è una scienza distintiva che si fonda proprio sul primato della persona e sulla centralità dell’azione educativa. Un approccio che con regole esclusivamente educative, con metodi e tecniche proprie ed esclusive, si rivolge alla persona al fine di promuovere ed estendere le capacità individuali e sociali e favorirne il processo di sviluppo verso stati di agio e di benessere.
Il Pedagogista clinico, riconoscendo il valore inestimabile e irripetibile della persona, ha lo scopo di accompagnarla verso l’acquisizione di nuovi equilibri considerandola nella sua globalità, con l’obiettivo di attivare e valorizzare potenzialità e risorse, offrirle la possibilità di scoprire in se stessa le proprie potenzialità e sviluppare abilità e disponibilità. Il pedagogista clinico ha un compito eminentemente educativo, non siamo in relazione con un paziente o con un caso, e rifuggiamo le etichette, le diagnosi e i disturbi, perché guardiamo alla persona unica e irripetibile.
Nel nostro Oratorio non ci sono bambini DSA, ADHD, AUTISTICI, ma abbiamo Riccardo che ha anche una difficoltà di apprendimento; abbiamo Alberto che ha anche un problema di contenimento del comportamento o una difficoltà attentiva. Non esistono bambini DSA, esistono bambini con delle difficoltà.
In questo contesto, l’intervento in orientamento alla pedagogia clinica è di natura educativa, non sanitaria, guardando proprio all’etimologia della parola, ossia ex ducere, tirare fuori: nella relazione educativa il pedagogista clinico favorisce proprio questo tirare fuori il meraviglioso universo di cui ogni persona è detentrice per sviluppare autostima e fiducia in se stesso, ma anche motivazione ed emozioni positive verso se stesso, perché solo se la persona sta bene con se stessa può entrare in relazione con il fuori da sé.
I Presidi educativi e l’intervento integrato
Nei nostri Presidi, forti di questo approccio educativo proprio della Pedagogia Clinica, il minore è stato accolto, nel dialogo con la famiglia, a partire da un momento conoscitivo strutturato e finalizzato a scoprire ogni aspetto della sua persona, per poi proporre strumenti di intervento e percorsi di aiuto, mai standardizzati ma sempre rivolti alla peculiarità del singolo.
Inoltre il Presidio è il luogo in cui la proposta diviene integrale: doposcuola specializzato, percorsi individuali di sostegno alle difficoltà scolastiche, sport e attività ricreative ma anche percorsi di aiuto pedagogico clinici. Non è mai mancato il dialogo costante con la Scuola e la Famiglia perché qualsiasi intervento in aiuto alla persona del minore richiede una sinergia e una comunione di intenti.
La Pedagogia clinica ha permeato non solo gli interventi in favore dei minori, ma anche la formazione degli operatori: grazie alla competenza e passione educativa di Sandro Cappellin gli educatori dei nostri Presidi e gli insegnanti delle scuole partner hanno fruito di una formazione proprio sul valore della persona, sul criterio educativo, sull’individualizzazione degli interventi, sulla relazione simpatetica tra minore ed educatore che crea legami solidi ed efficaci.
Dalla buona prassi allo sportello di ascolto
La buona prassi del Presidio, condotto e strutturato alla luce dei principi della Pedagogia Clinica, ha prodotto importanti risultati in ordine all’aiuto effettivo alla persona del minore: abbiamo accompagnato e stiamo accompagnando diversi minori con fragilità e stati di bisogno ad acquisire fiducia in se stessi, conoscenza delle proprie abilità, sviluppo delle potenzialità, ma anche accettazione delle proprie fragilità da accogliere e imparare a gestire o superare.
Il Presidio è divenuto quindi il luogo in cui si integra l’intervento in favore del minore coinvolgendo tutti i suoi adulti di riferimento, ma diviene anche il luogo in cui il bambino svolge molteplici attività, senza creare ghetti o strutture specializzate ma intervenendo con competenza e professionalità nel contesto in cui il minore si sente più sereno e più coinvolto.
Questa buona prassi riteniamo occorra che venga implementata ma anche esportata, perché sono i centri di aggregazione minorile il luogo in cui si costruisce la Comunità educante e si possono strutturare interventi poliedrici e multifunzionali, luogo in cui è possibile siglare e dare forma a un patto educativo con tutte le agenzie educative chiamate ad aiutare il ragazzo nella sua crescita, prime tra tutte la famiglia, ma anche la scuola, l’oratorio, l’associazione sportiva e quella del tempo libero, la parrocchia.
Per questa ragione crediamo fortemente che ogni centro di aggregazione e ogni oratorio oggi debba dotarsi di nuove competenze e professionalità perché il minore ha bisogno di un’accoglienza che va al di là del gioco e del tempo libero, ma di trovare in questi luoghi educativi ed accoglienti la risposta ai suoi molteplici bisogni.
È un’occasione anche di maggiore aiuto alle famiglie che spesso vivono il tempo pomeridiano a rincorrere terapie e interventi specifici, ma che nei Presidi educativi possono trovare il luogo della vera inclusione, in cui ogni ragazzo può svolgere diverse attività insieme con l’altro, accolto in quanto persona e non in ragione del suo “disturbo”. Per questa ragione abbiamo voluto inserire nella proposta del Patto di rete sociale la necessità di istituire e potenziare Presidi educativi come luogo di piena accoglienza del minore, che sappiano dotarsi di competenza e professionalità adeguata a proporre un intervento di aiuto integrale.
Ci siamo anche resi conto della necessità di supportare tutti gli adulti di riferimento del minore, nella necessità di assumere consapevolezza dei bisogni educativi dei nostri ragazzi, ma anche di trovare sostegno e ascolto nella responsabilità che le sfide educative impongono. Per tale ragione, viene oggi istituito e inaugurato lo Sportello di Ascolto pedagogico clinico al Villaggio Dusmet, un punto di riferimento per essere ascoltati e condividere insieme le sfide educative per genitori, insegnanti, educatori; ma anche un luogo di ascolto e di accoglienza per gli adolescenti che cercano un confronto e un’occasione di dialogo, secondo i principi della pedagogia clinica e nel suo approccio educativo.
La Pedagogia clinica è una scienza distintiva che mi ha catturato il cuore perché ritengo davvero che il “tirare fuori” dal giovane quanto di meraviglioso possiede, dimenticandoci di etichette, diagnosi, disturbi, ma guardando a tutte le sue potenzialità e abilità da promuovere e “tirare fuori” dal posto in cui sono nascoste e seppellite sia la chiave di riuscita di un intervento di speranza.
Mi riporta sempre alla mente l’incontro tra Don Bosco e un adolescente muratore: non sapeva leggere, scrivere, non aveva famiglia ed era ripiegato in se stesso e nella vergogna della sua consapevolezza dei propri limiti, come diremmo oggi disturbi.
Eppure Don Bosco gli chiede: “Sai fischiare Bartolomeo?”. Ecco, Bartolomeo sapeva fischiare e, nel tirare fuori quella abilità, Don Bosco ha creato una relazione educativa di speranza da cui è nato il sistema educativo salesiano ancora attuale e valido dopo 185 anni. Il mio auspicio è che i nostri Presidi siano sempre il luogo in cui siamo in grado di guardare un minore e chiedergli: Sai fischiare?
Grazie.
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