Disturbo dell’apprendimento

30 Settembre 2025


Dottoressa Nadia Di Lorenzo
Pedagogista clinico
Direttore del centro GioEduLab
Direttore regionale ANPEC Sicilia

Disturbi dell’apprendimento

Etichetta o opportunità?

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Negli ultimi anni abbiamo assistito a un crescente sviluppo delle diagnosi di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). Oggi in quasi ogni classe si trova almeno uno studente con DSA. Nonostante la maggiore diffusione del riconoscimento di queste difficoltà scolastiche, ancora non esiste una corretta informazione sul tema.

Restano tanti pregiudizi e poca conoscenza: proviamo a sfatarne alcuni.

Non esiste un bambino DSA, ma uno studente con DSA

Il ragazzo non è il suo disturbo di apprendimento. È quindi necessario partire da un linguaggio corretto: il bambino non è DSA, ma ha un disturbo dell’apprendimento. Non si tratta solo di usare un termine diverso, ma di cambiare prospettiva: non siamo il nostro disturbo e il nostro disturbo non ci identifica.

Il disturbo dell’apprendimento non è una malattia e non occorre vergognarsene. In realtà non dovrebbe neanche essere chiamato “disturbo”, che porta con sé una connotazione negativa, ma piuttosto considerato come un diverso funzionamento cerebrale nelle funzioni tipiche dell’apprendimento: scrittura, lettura, calcolo. Non è un problema, non richiede vergogna: serve invece un supporto specifico per imparare ad apprendere secondo il modo in cui il cervello funziona.

Il disturbo dell’apprendimento non è un’etichetta
Non si dovrebbe “conteggiare” quanti bambini con DSA ci sono in una classe. Lo studente con DSA non è un peso o un onere: è uno studente capace di fare, ma con modalità diverse dagli altri.

Il bambino con DSA non ha una disabilità
Niente di più sbagliato: il bambino con DSA spesso è più intelligente della media. Se seguito correttamente, impara ad apprendere nel suo modo e può diventare uno studente modello.

Diagnosi di DSA: un’opportunità, non una tragedia

Una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento dovrebbe essere considerata un’occasione, non un dramma. Una volta compresa la difficoltà del singolo studente, si può iniziare a lavorare nel modo più adatto, accompagnandolo a scoprire il suo modo di scrivere, leggere, calcolare e ragionare. Questo arricchisce il suo bagaglio di metodi e competenze, rendendolo autonomo e autoefficace.

L’impatto emotivo della diagnosi
Il più grande errore è sottovalutare l’impatto emotivo che una diagnosi di DSA può avere. Lo studente spesso non lo accetta, si sente diverso o sbagliato. Per questo motivo va sostenuto nell’autostima e nello sviluppo di fiducia in sé stesso.

Disturbo dell’apprendimento

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